Nel mese di marzo il programma nucleare iraniano stava rapidamente aumentando la sua capacità di arricchire uranio. Ma non è solo questa l'unica ravvisaglia di pericolo nucleare: gli attacchi terroristici del novembre 2008 a Mumbai, in India, hanno risvegliato l'ipotesi di un conflitto nucleare tra India e Pakistan. Si ritiene inoltre che la Corea Del Nord sia entrata nel club nucleare facendo esplodere un ordigno sperimentale a fissione nell'ottobre 2006, e che da allora abbia arricchito uranio a sufficienza per costruire almeno sei bombe. Inoltre altri 8 paesi hanno testato apertamente armi nucleari, e si presume che ne abbia anche Israele. Immaginiamo ora cosa potrebbe accadere se gruppi terroristici mettessero le mani su questi ordigni. Eppure ci sono segnali che fanno sperare in una diminuzione delle tensioni nucleari. Alla fine del 2008, 180 paesi avevano firmato il Trattato sul bando totale degli esperimenti nucleari, o Comprehensive Nuclear-Test-Ban-Treaty (CTBT), che vieta ogni tipo di esplosione nucleare, a prescindere dalla loro natura. In molti erano scettici riguardo l'efficacia del trattato, in quanto sostenevano l'impossibilità di smascherare test nucleari segreti e quindi di dimostrare eventuali violazioni al trattato. Questi signori non sapaveno, che la scienza del monitoraggio dei test nucleari è vecchia quanto i test stessi. All'inizio furono gli Stati Uniti a mettere in piedi questa attività per raccogliere informazioni sulle capacità dei potenziali avversari. A partire dalla seconda guerra mondiale sono stati realizzati oltre 2000 test nucleari in atmosfera, in acqua e nel sottosuolo. Da questa casistica i ricercatori hanno tratto una vasta esperienza nell'acquisizione e interpretazione di segnali che caratterizzano un test nucleare. Le esplosioni nucleari generano segnali potenzialmente individuabili: onde sismiche, che viaggiano attraverso le rocce; onde idroacustiche, cioè onde sonore che possono percorrere grandi distanze attraverso gli oceani; infrasuoni, suoni a bassa frequenza che si propagano attraverso l'aria per migliaia di chilometri; radionuclidi trasportati da correnti d'aria, particelle e gas radioattivi; mutamenti nel livello dei suoli, soprattutto in test sotterranei, osservabili dallo spazio; lampi di luce abbastanza intensi e raggi X, osservabili anch'essi dallo spazio. Sebbene le tecnologie attuali possano rilevare test anche di piccole bombe e i progressi tecnici nel monitoraggio siano destinati a continuare, è necessario fare una precisazione. Non è possibile identificare tutte le esplosioni, di qualunque dimensione siano, con un'affidabilità del 100 per cento, scendendo via via fino al livello di potenza zero. In questo senso il monitoraggio non è perfetto. Ma è davvero importante che un paese tecnicamente progredito sia in grado di nascondere una piccolissima esplosione nucleare al resto del mondo, anche se l'esplosione non ha alcuna utilità militare pratica? L'obiettivo del sistema di monitoraggio è appunto assicurare che la potenza di un test nascosto debba essere talmente bassa e ridicola da rendere inutile il test.