martedì 21 aprile 2009

le impronte digitali non bastano più!

Se 20 anni fa una banca poteva essere al sicuro con il semplice riconoscimento di un’impronta, sappiamo benissimo che la tecnologia “cattiva” ha raggirato quest’ostacolo. Governi e grandi organizzazioni mondiali richiedono quindi nuovi standard di sicurezza. Nuove tecnologie stanno prendendo piede in questo settore, e in particolare una nuova categoria di dispositivi, i sensori biomedici, utilizzati per acquisire aspetti statici e dinamici di una persona. Tra quelli statici, oltre alla classica impronta digitale, geometria e configurazione vascolare della mano, geometria del viso, iride e retina.  L’identificazione basata su aspetti dinamici si occupa invece di timbro vocale e modo di parlare, firma dinamica, digitazione e andatura. Tra questi sistemi altamente tecnologici, il riconoscimento dei vasi sanguigni del palmo della mano entrerà a breve nella produzione su larga scala. Un’applicazione pratica è quella utilizzata per effettuare l’accesso in un computer portatile. Invece di itrodurre una semplice password testuale nel nostro pc, uno scanner catturerà l’immagine della mano senza un contatto vero e proprio e non invasivamente, creando una mappa precisa della conformazione delle vene. Per la scansione è utilizzato il differente assorbimento dell’emoglobina presente nella mano alla radiazione nel vicino infrarosso. La presenza di una vena è rilevata dal maggiore assorbimento. Sperimentalmente si è accertata una corrispondenza 1:1 tra la geometria vascolare e l’individuo, in grado di distinguere addirittura un individuo da un suo eventuale gemello. Tale tecnologia è attualmente in uso nelle principali banche ed enti pubblici giapponesi.  Da quelle parti non sono più abituati a lasciare impronte!

2 commenti:

  1. Interessante e divertente sopratutto la parte della tecnologia cattiva molto "user friendly" :D

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  2. c'è sempre una distinzione tra cose buone e cattive...le due cose nascono insieme, l'una non esisterebbe se non ci fosse l'altra, come direbbe un noto filosofo. E anche nel campo tecnologico ahimè il progresso interessa sia la parte buona e quella cattiva che la contrasta...

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