(16 aprile 2009)
Mercoledì 1 Aprile la giunta comunale de L’Aquila, aveva richiesto alla Presidenza Consiglio dei ministri, lo stato di emergenza. Un provvedimento straordinario, motivato dallo sciame sismico che perdurava da oltre due mesi e dal fatto che il 30 Marzo si era registrata una scossa del 4° della scala Richter con epicentro L’Aquila. Scosse che avevano già procurato danni, infatti, il comune richiedeva anche soldi per mettere in sicurezza alcuni edifici dichiarati a rischio dai vigili del fuoco.
Nel provvedimento si chiedeva soprattutto di considerare L’Aquila un emergenza ,come si legge nell’atto amministrativo “per disporre dei mezzi indispensabili ad affrontare la situazione con la necessaria prontezza, per garantire la pubblica incolumità e la continuità dei servizi pubblici”.
La richiesta arrivata a palazzo Chigi il 2 Aprile è rimasta sulle scrivanie senza mai essere stata esaminata.
Questo non vuole incolpare nessuno per il fatto che non sono state garantite né la pubblica incolumità né la continuità dei servizi pubblici, però oggi il sindaco della provincia abruzzese, Cialente, riflette sul fatto che forse avrebbe dovuto forzare di più per avere lo stato di emergenza in modo da poter attivare prima la protezione civile.
Il procuratore Alfredo Rossini, afferma che si esaminerà con attenzione l’aspetto di un eventuale sottovalutazione del rischio da parte di palazzo Chigi, anche se sarà un indagine senza ipotesi di reato al contrario di quella che verrà effettuata per i crolli.
Mercoledì 1 Aprile la giunta comunale de L’Aquila, aveva richiesto alla Presidenza Consiglio dei ministri, lo stato di emergenza. Un provvedimento straordinario, motivato dallo sciame sismico che perdurava da oltre due mesi e dal fatto che il 30 Marzo si era registrata una scossa del 4° della scala Richter con epicentro L’Aquila. Scosse che avevano già procurato danni, infatti, il comune richiedeva anche soldi per mettere in sicurezza alcuni edifici dichiarati a rischio dai vigili del fuoco.
Nel provvedimento si chiedeva soprattutto di considerare L’Aquila un emergenza ,come si legge nell’atto amministrativo “per disporre dei mezzi indispensabili ad affrontare la situazione con la necessaria prontezza, per garantire la pubblica incolumità e la continuità dei servizi pubblici”.
La richiesta arrivata a palazzo Chigi il 2 Aprile è rimasta sulle scrivanie senza mai essere stata esaminata.
Questo non vuole incolpare nessuno per il fatto che non sono state garantite né la pubblica incolumità né la continuità dei servizi pubblici, però oggi il sindaco della provincia abruzzese, Cialente, riflette sul fatto che forse avrebbe dovuto forzare di più per avere lo stato di emergenza in modo da poter attivare prima la protezione civile.
Il procuratore Alfredo Rossini, afferma che si esaminerà con attenzione l’aspetto di un eventuale sottovalutazione del rischio da parte di palazzo Chigi, anche se sarà un indagine senza ipotesi di reato al contrario di quella che verrà effettuata per i crolli.
Giudicate voi!!!

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