giovedì 23 aprile 2009

Calderoli e il referendum "della tirannide"




Secondo Calderoli, alla base delle problematiche del possibile accorpamento contribuirebbe anche la perdita della segretezza e della libertà del voto. Secondo il leghista infatti, chi volesse astenersi dal referendum, non potrebbe farlo perché ciò vorrebbe dire presentarsi al seggio elettorale, ritirare la lista per le Europee e le amministrative, e non ritirare invece la scheda per il referendum.
Primo punto. Non ho mai condiviso l’obbligo di raggiungere il quorum per il referendum. Io penso che l’astensionismo ai vari referendum sia sì causa di forza maggiore (vedi lavoro, famiglia), ma non solo. Ci sono tanti elettori che per noia, o per poca informazione riguardante la consultazione referendaria preferiscono non esercitare il diritto al voto e restare a casa. Non reputo corretto che la scelta della restante fetta degli elettori venga letteralmente buttata nel cesso sol perché non a tutti interessano le sorti del nostro Paese;
Secondo punto. Se reputo l’astensionismo uno dei mali della politica d’oggi, non ho parole per esprimere quanto detto da Calderoli. Non credo sia atteggiamento da Ministro della Repubblica Italiana difendere la scelta dell’astensionismo come libertà di voto.
Terzo punto. Conseguenza dei prime due punti.
Calderoli ha apertamente manifestato la sua contrarietà al Referendum (“...Qui c’è di mezzo la tenuta democratica del Paese: dal referendum verrebbe fuori una legge elettorale mostruosa: una tirannide”). Se passasse il NO al Referendum, non cambierebbe praticamente nulla, e la legge elettorale rimarrebbe ancora la “Porcellum” dello stesso Calderoli, identico risultato che si raggiungerebbe con il mancato raggiungimento del quorum.
Secondo Calderoli, l’astensionismo va considerato come una libera scelta di voto, quindi, in questo caso con un NO al referendum. Visto che, come dice Calderoli, andare al seggio elettorale, ritirare la lista per le Europee e le amministrative e non quella del referendum sarebbe una minaccia alla segretezza del voto, costerebbe tanto a tutti coloro che hanno intenzione di astenersi mettere una croce sul NO durante la giornata del 6 – 7 giugno? O forse viene difeso l’astensionismo per non raggiungere il quorum, facendo così tracollare il referendum?
Come già detto prima, a mio parere una fetta non trascurabile degli astensionisti è motivata da pigrizia e da cattiva informazione riguardo il referendum stesso, e non da una ponderata scelta del NO. Se gli astensionisti al prossimo referendum fossero costretti a votare, secondo me, vedremmo meno NO di quanto se ne aspetta Calderoli, e non credo che potrebbe poi permettersi di difendere l’astensionismo come una scelta di voto.

Che il Referendum sia giusto o meno importa sì, ma relativamente. Quello che preoccupa è che per un ricatto di un partito di maggioranza il nostro Governo sia costretto a sperperare anche un solo euro, figuriamoci 400 milioni.

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